Sul Delta del Po dove osano le anguille. Da Ferrara a Comacchio, natura e gastronomia si intrecciano. –di Marco Moretti—

Quando l’Unesco ha unito Ferrara e il suo Delta del Po in unico sito patrimonio dell’umanità, ha (senza volerlo) anche coniugato la salama da sugo della città rinascimentale con l’anguilla di Comacchio. Perché se la capitale degli Estensi è dominata da una gastronomia di terra, la sua acquosa provincia è protesa verso il mare, nel territorio come nella tavola. In realtà, capoluogo e delta – collegati dal lavoro dell’uomo fra Trecento e Cinquecento – concorrono a un unico ecosistema naturale. Come i cappelletti in brodo si sposano a meraviglia con l’anguilla fritta, o meglio marinata, di una cucina sapida e generosa in cui terra e mare vanno a braccetto lungo gli argini del grande fiume.
Ferrara è la tappa obbligata per chi vuole visitare il delta. Esempio urbanistico rinascimentale e modello di civiltà con l’intero centro a misura d’uomo, anzi di bicicletta, è una città monumentale che ruota attorno al Castello Estense con le quattro torri circondato dal fossato con l’acqua. Il suo centro lo si gira a piedi tra il Palazzo Municipale (residenza ducale fino al Cinquecento) con lo splendido scalone e le statue di Borso e di Nicolò III sulla facciata.
L’antistante Cattedrale romanica (1135) con la torre al fondo di piazza Trento e Trieste, da dove via Mazzini conduce nell’ex ghetto ebraico con la sinagoga, le case colorate e i vicoli medievali. Corso Ercole I d’Este con le dimore rinascimentali come il Palazzo dei Diamanti: ospita la Pinacoteca con tele dello Scarsellini e di altri pittori ferraresi. Da non perdere l’ellittica Rotonda Foschini. L’architettura cede alla gola quando ci si siede a un tavolo de L’Oca Giuliva per assaggiare – fra tradizione e innovazione – cappelletti in brodo di cappone, cappellacci di zucca al ragù, salama da sugo e anguilla arrostita con cipolla in agrodolce serviti con coppiette di pastadura, il croccante pane ferrarese. L’Antica Salumeria Marchetti con produzione propria di salumi (il maiale ha un posto d’onore in questa gastronomia) è il top per le specialità ferraresi: pan pepato, salama da sugo, cappelletti e cappellacci. Chi vuole una stanza con vista sul Castello Estense dorme all’Albergo Annunziata: ha biciclette a disposizione degli ospiti, meglio sfruttarle per fare un giro sulle mura. 
«La bellezza del Delta del Po va letta in orizzontale: una linea d’acqua, una lingua di terra, una striscia di bosco, le righe degli argini» affermava Cesare Zavattini. Le parole dello sceneggiatore emiliano tornano alla mente mentre la barca solca le acque placide della Sacca di Goro o delle Valli di Comacchio, tra i canneti, le tipiche reti da pesca a bilanciere, impianti di acquicoltura e una grande varietà di uccelli. Il Delta è la prima destinazione italiana per il birdwatching con oltre 350 specie di pennuti: aironi rossi, bianchi, cenerini e guardabuoi; spatole, falchi di palude, garzette, sgarze ciuffetto, cormorani, avocette, sterne e fenicotteri. Quest’area di 54.000 ettari, dove da secoli il lavoro dei pescatori si è integrato con l’ambiente, è diventata il Parco Delta Po. Il Castello di caccia dei Duchi d’Este a Mesola è la porta del parco nonché il Centro di Educazione Ambientale con mostre, acquari e audiovisivi.Da Mesola si accede alle località di Goro e Gorino con architetture e paesaggi ancora simili a quelli descritti nel 1940 da Riccardo Bacchelli nel romanzo Il mulino del Po. Uno scenario di erbe alte, canne e dune sormontare da filari frangivento. All’estremità orientale del Delta di trovano il faro di Goro e lo Scannone, una lunga lingua di sabbia che raggiunge il Lido di Volano, un tempo era chiamata Isola dell’amore perché vi si imboscavano le coppie.
La capitale del Delta è Comacchio, un antico borgo formato da tredici isolotti uniti da una rete di ponti e canali. Il suo simbolo è il Trepponti, costruito nel 1634 da Luca Danese: cinque scale in mattone e pietra ad arco a tutto sesto che collegano il canale navigabile al centro. Il naviglio che in pochi chilometri conduce i pescherecci nell’Adriatico attraverso la località costiera di Porto Garibaldi: prende il nome dell’eroe risorgimentale perché tra queste lagune nel 1848 morì Anita durante la fuga dalla disfatta della Repubblica Romana. A Sud-Ovest della grande laguna una frazione di Argenta porta il nome di Anita. Comacchio è la patria dell’Anguilla. Le si vede saltare nelle bacinelle dell’Antica Pescheria, l’edificio del Settecento che ospita il mercato del pesce.

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