Sua Maestà il cognac: 10 errori da non commettere mai –di Thomas Pennazzi— by INTRAVINO

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Sotto Natale si concentra la maggior parte degli acquisti di distillati. Vi potrà quindi capitare di ricevere in regalo – oh fortunati! – una magnifica bottiglia di cognac, Re di ogni acquavite: ma saprete degustarlo come si deve, per capirlo al meglio?

Il cognac purtroppo non è più di moda da decenni in Italia, ed è perciò vittima di ignoranza e pregiudizi stratificati nel tempo, e nessuno oggi saprà esservi d’aiuto per fare la sua conoscenza: non enotecari, non sommelier, non amici sedicenti esperti.

Per apprezzare col massimo piacere un cognac servono quindi gli strumenti giusti: avete sempre guardato col sopracciglio alzato a questo distillato, come ad una bevanda difficile, aristocratica, o magari soltanto un po’ snob, senza capire perché? Meno male che c’è Intravino.

Ecco i 10 più comuni errori che potreste commettere.

1. Farsi abbagliare dal cartellino: il cognac da migliaia di euro non merita mai il suo prezzo, che è dato dalle sovrastrutture create dal marketing. La caraffa di lusso e la campagna pubblicitaria con la femmina affascinante che la promuove faranno pure parte del luccicante gioco: ma il costo lo pagherete voi bevitore finale o colui che ve la regala. Il cognac sincero si trova nell’umile bottiglia di vetraccio bianco, la cognaçaise.

2. Il bicchiere del cognac è il ballon: quei ridicoli bicchieri “da cognac” grandi e grossi come un pompelmo, se non addirittura quanto la testa di un bambino, a Cognac non li conoscono. La loro grande superficie serve solo a far evaporare in un baleno un’enorme quantità di alcool, in modo che appena ci mettiate dentro il naso, questo ne sarà anestetizzato, e direte addio ai pochi profumi rimasti: gli altri sono già fuggiti dall’enorme svasatura. Se ne avete in credenza, fateli a pezzi; o se ve ne portano uno, insultate l’ignorante servitore, e chiedetegli un calice a tulipano (non ne avrà: ma un bicchierino da porto, da grappa, una copita da sherry, o perfino un Glencairn glass da whisky saranno un decente ripiego). Riempitelo per un quarto: se siete ingordi, farete il bis.

3. Il cognac più è scuro, più è vecchio: fosse così facile! Ma da sempre viene colorato con il caramello per ingannare l’occhio del consumatore. Il conoscitore racconta un’altra verità: più il cognac è chiaro, più sincero sarà. Non prendete quindi il colore del distillato a metro del vostro giudizio.

4. Il cognac più è vecchio, più è pregiato: ecco un altro mito da sfatare, che le Maison sfruttano abilmente nelle loro pubblicità. Ci possono essere eccellenti cognac giovani, come pessimi cognac vecchi. Punto. Ed il più delle volte nei complicatissimi blend delle famose marche, il decantato cognac centenario che la bottiglia contiene è una frazione infinitesima: il resto raramente supererà l’età media di un giovane adulto, o molto più spesso di un adolescente. Le sirene nuotano anche nella Charente: non prestateci orecchio!

5. Il migliore cognac è quello delle ditte più celebri: tragico errore! Se è vero che le multinazionali del cognac hanno un’immensa forza di penetrazione del mercato globale, non per questo custodiscono anche le migliori qualità di cognac. Il loro interesse è di venderne il più tanto e il più caro possibile, non il meglio. Il cognac nasce da grandi, anonime distillerie industriali, come da migliaia di vignaioli con alambicco proprio. Questi ultimi sono i custodi delle acquaviti più interessanti, ma le troverete con fatica. Siate curiosi.

6. Il cognac si beve come qualunque altro distillato: a differenza del whisky, che è di più facili costumi, il cognac di qualità va corteggiato come una bella donna ritrosa; vi si concederà appieno solo se gli donerete le opportune coccole. Molto semplicemente: gli sono serviti anni o decenni per arrivare fino al vostro bicchiere. Accordate quindi al vostro liquore il tempo per raccontarvi i suoi anni di galera, e lo farà. Tracannatelo in pochi minuti, e se ne starà ben zitto e incompreso. Un vecchio cognac è un delizioso chiacchierone, vi farà divertire tutta la sera, prima col naso, poi col palato, anche se ve ne versate solo 2cl. Lasciatelo parlare.

7. Il cognac va scaldato: con la fiamma o con la mano. È un vecchio luogo comune, forse nasce con qualche film anni ’60, tipo James Bond o Agatha Christie, o dalle bottiglie conservate un tempo in appartamenti gelidi. Se possedete l’attrezzo infernale chiamato scaldacognac, con la candela o la fiammella a spirito, approfittate dell’imminente Capodanno per scaraventarlo dalla finestra. Se il cognac è già a temperatura ambiente, non serve far nulla: i bicchieri hanno apposta uno stelo per evitare il contatto con la mano. Il gesto è giustificato solo se il distillato è molto freddo. Il calore ne fa evaporare i profumi più sottili che se ne vanno con l’ alcool. Addio al piacere.

8. Il cognac si serve all’ospite già nel bicchiere: ma solo se volete togliergli la più bella gioia della degustazione. Che non è berlo, ma apprezzarne quel fugace momento in cui libera i profumi più volatili ed eleganti, che durano pochi attimi da quando lo si versa. I francesi lo chiamano premier nez, e i degustatori allenati capiscono quasi tutto dell’acquavite proprio da quei primi istanti. Servite quindi i distillati al tavolo, farete bella figura, anche se l’ospite non lo sa. Poi, potete anche lasciargli la bottiglia, sarete ancora più carini. Difficilmente ne vorrà ancora.

9. Il cognac Fine Champagne è il migliore di tutti: peloso equivoco di quando il cognac era il distillato più bevuto in Italia. Fine Champagne non è la denominazione di alcun terroir, ma solo della miscela dei cognac della Grande e della Petite Champagne, i primi due crus della AOC Cognac. Recentemente qualche social media manager di una famosa azienda ha provato a far passare questo termine come un nuovo terroir, ma è stato infilzato dagli appassionati norvegesi, i più grandi bevitori (ed intenditori) di cognac al mondo. Fine, ditelo quando il bicchiere è vuoto.

10. Il cognac si conserva coricato: sì ma solo se volete rovinarlo. Non è un vino, e rischiate che il tappo si danneggi sotto l’azione dell’alcool, o che guasti il sapore del cognac. Se trovate in enoteca delle bottiglie di alcolici sdraiate, lasciatele bere al bottegaio ignorante: non sa il suo mestiere.

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