Ramandolo il vino dei poeti -di Loris Gobbo-

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Il Ramandolo è conosciuto dalla notte dei tempi, ed è presente nella memoria di poeti e scrittori che l’hanno sorseggiato alle mense dei nobili e citato nelle loro opere o nei ricordi dei viaggi in Friuli.caratteristiche delle uve, dei vini e delle relative produzioni commerciali. Perciò il Ramandolo dipendeva esclusivamente dalla capacità dei produttori impegnati e dalle richieste del mercato. Ora, dopo anni di proficua attività del Consorzio di Tutela del Ramandolo, riconosciuta la qualità raggiunta dal prodotto e il suo valore economico, anche in base agli onerosi lavori di ammodernamento dei vigneti collinari, e considerato il notevole successo ottenuto dal prodotto sui mercati nazionali ed esteri, si è manifestato il desiderio di qualificare ancora più questa perla della vitivinicoltura friulana, chiedendo e ottenendo, primi nella nostra regione, il passaggio dalla Denominazione di Origine Controllata a quella più prestigiosa e garantita della D.O.C.G.

Importanti studi dell’Università di Udine, condotti dai professori Zironi e Peterlungher, stanno dimostrando che il Verduzzo friulano clone Ramandolo è un vitigno antichissimo, coltivato molto prima dell’arrivo dei Romani in Friuli. Il DNA di questo vitigno, oltre a quelli di altri autoctoni friulani che saranno certamente valorizzati in futuro, testimonia l’arrivo delle piante vinifere, attraverso un viaggio di secoli, dal Medio Oriente, attraverso la zona temperata della fascia a nord del Mar Caspio e del Mar Nero, la Romania, l’Ungheria, fino alle nostre zone del Friuli collinare.

Ricordi storici ve ne sono in abbondanza, dai tini e dalle botti utilizzati dall’imperatore Massimino per attraversare il fiume Isonzo dopo che i suoi nemici avevano distrutto il ponte, al nome di una strada, ancora identificabile, che portava dal mare ai monti e poi al Nord chiamata via barilaria…

Tutto questo dimostra, una volta di più, che la vocazione vinicola del Friuli, e in particolare delle sue zone collinari, ha una tradizione che si perde nella notte dei tempi… Il Ramandolo Affascinante per i rari, entusiasmanti equilibri fra tannino, acidità e dolce, per il colore giallo oro antico e i profumi di albicocca passita e miele di castagno, è il vino ideale per la meditazione e la contemplazione. Indimenticabile per il forte carattere e per il sapore gradevolmente dolce, di corpo, con lieve sentore di essenze aromatiche, è una delizia con

il prosciutto San Daniele e fichi maturi, con il lardo, il salame di Nimis, i formaggi stagionati, la trota affumicata, il foie gras e, naturalmente, con i biscotti Uessuz, i Ramandolini, la Gubana, la pinza epifanica. Prodotto da uno dei più antichi vitigni del Friuli e presente nella lista dei vini serviti nel Concilio del 1409 a papa Gregorio XII, è la prima D.O.C.G. della nostra regione.

I vigneti sono disposti al sole su dolci colline fra i comuni di Nimis e Tarcento, terra di Celti e Longobardi, in Friuli, nella provincia di Udine. La produzione è attualmente limitata a 285.000 bottiglie annue.

 

Loris Gobbo

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