Dai banchi al caseificio, viaggio alla scoperta del gusto con ‘Sono come mangio’

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‘Sono come mangio’ è un’iniziativa del Consorzio Parmigiano Reggiano

 

Educazione alimentare, attenzione all’ambiente e cura del territorio. E’ l’impegno del ‘sistema’ Parmigiano Reggiano, una rete di aziende che produce il ‘re dei formaggi’ riunita in un Consorzio impegnato in tutto il mondo nella tutela della denominazione e del marchio e nella difesa della tipicità di uno dei prodotti simbolo del made in Italy. Attività che si traduce anche in diverse iniziative a carattere sociale. Come quella dedicata ai ragazzi dal titolo ‘Sono come mangio’, progetto ludico-didattico già alla terza edizione che ha coinvolto circa 20-25mila alunni ogni anno. Obiettivo: l’educazione sensoriale dei giovanissimi affinché imparino a riconoscere la qualità nel cibo.

“Un’iniziativa che non nasce per fare promozione – spiega all’Adnkronos Riccardo Deserti, direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano– l’abbiamo concordata con la parte educativa per completare il programma di educazione alimentare, soprattutto delle medie e dell’ultimo anno delle materne. In pratica, si completa la parte legata alla piramide alimentare con l’aspetto sensoriale: insegnare a rapportarsi col cibo non solo in termini di calorie e grassi ma anche in termini di qualità del prodotto”.

“Abbiamo definito un modulo educativo che punta su vista, tatto, gusto, aromi e il Parmigiano Reggiano è l’elemento per la sperimentazione, per mettere in pratica l’esperienza”, dice il direttore dell’ente di tutela.

Il percorso didattico è diviso in tre tappe. “Prima c’è una fase di formazione degli insegnanti – continua Deserti – cui segue l’attività in aula e, nel periodo da fine gennaio fino alla primavera, vengono organizzate gite e visite dove si va a toccare con mano la produzione e l’esperienza sul territorio”, valorizzando in tal modo anche la storia, la cultura, le tradizioni e le risorse ambientali che danno origine a questo prodotto.

Un’iniziativa che sta dando i suoi frutti. Sul fronte insegnanti “negli anni è cresciuta l’attenzione – spiega – si è introdotto un elemento educativo nuovo che ha avuto un grande riscontro sull’attività scolastica”. Ma la “sorpresa positiva principale è stata che grazie all’attività in aula c’è stato il coinvolgimento molto forte delle famiglie. E ne è derivata l’esigenza di organizzare le visite coinvolgendo anche familiari”.

Non solo. Il Parmigiano Reggiano è impegnato sempre più anche dal punto di vista della protezione ambientale: a Expo è stato presentata la prima forma di Parmigiano Reggiano a zero emissioni. Si tratta del primo progetto nella filiera che calcola la Carbon Footprint ed è stato realizzato nel Caseificio Caramasche di Pegognaga (Mantova). “E’ il metodo stesso di produzione del Parmigiano Reggiano che ci lega a un allevamento non intensivo rispetto alle risorse del territorio – chiarisce – la particolarità è che le vacche sono alimentate prevalentemente con fieno e erba, foraggio che cresce naturalmente senza dover irrigare, quindi un allevamento molto naturale”.

In questo modo il minore impatto sull’ambiente, tipico della produzione di questo formaggio, viene misurato e certificato. “Tutto il Parmigiano Reggiano è a minore impatto CO2 – sottolinea Deserti – la differenza è impegnarsi per un sistema di certificazione e misurazione come ha fatto questo caseificio. Ma già altri si stanno interessando” a questa opportunità.

Ultimo in ordine di tempo il ‘Progetto qualità- Prodotto di montagna‘, una certificazione messa a punto dal Consorzio e dedicata al formaggio prodotto nelle aree appenniniche. Il progetto punta a selezionare le migliori forme di Parmigiano Reggiano prodotte dai caseifici certificatiper proporle al consumatore. La risposta delle aziende non si è fatta attendere. A marzo 2016 hanno aderito già 14 caseifici; ben 100mila forme di ‘prodotto di montagna’ sono state prodotte nel 2015 e saranno disponibili per la commercializzazione e stagionate almeno 24 mesi nel 2017.

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