Casa pubblica a un immigrato: 5 euro all’anno. Commento del Grillo Bastardo

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Sono semplicemente “basito”, ci sono persone che non arrivano alla fine del mese, persone senza una casa (parlo di italiani, e non credo di essere razzista ma non mi interessano i problemi che arrivano da oltre confine), persone senza lavoro, gente disperata. Ma noi siamo una razza, una civiltà illuminata che sa perfettamente come aiutar il prossimo, peccato che ci si dimentichi dei propri figli….

Ma è così difficile capire che forse è meglio aiutare prima gli autoctoni, e dopo se avanza gli altri? Quando capiremo che la nostra libertà non può terminare quando comincia quella di un altro?  Non è un concetto difficile.

Saluti dal vostro Grillo Bastardo

La miccia è ormai innescata, ed è solo l’ultimo atto di un lungo braccio di ferro tra l’ente pubblico e l’associazione di categoria 

Da una parte l’associazione dei proprietari di case di Confedilizia, che si indigna. Dall’altra il Consorzio di bonifica di Piacenza, a ribattere che in fondo non c’è alcuno scandalo nell’aver affittato a un canone simbolico di cinque euro l’anno un immobile a un proprio dipendente di origini straniere.

Ma la miccia è ormai innescata, ed è solo l’ultimo atto di un lungo braccio di ferro tra l’ente pubblico e l’associazione di categoria.

Quello che questa volta fa gridare allo «spreco di denaro pubblico» e alla «disparità di trattamento tra un dipendente straniero e i normali cittadini» è Corrado Sforza Fogliani, già presidente di Confedilizia, è una delibera approvata dal comitato amministrativo del consorzio sul finire del 2015 con cui si concede per tutto l’anno in corso la «casa di guardia» dell’ente che sorge nelle campagne di Gallo di Fiorenzuola d’Arda, a un operaio agricolo. Un’abitazione in piena regola, dunque, concessa al lavoratore senza la previsione di alcun canone di locazione, ma a patto che questi provveda alle spese accessorie. Si tratta peraltro di un rinnovo del comodato, visto che l’immobile è diventato «da anni», come si legge nella stessa delibera, la casa dell’uomo e della sua famiglia, che il consorzio non fa che riassegnare di anno in anno. Sempre senza pretendere alcun canone d’affitto, se non i simbolici cinque euro.

Una scelta che il presidente Fausto Zermani giustifica con lo stato «modesto» dell’immobile e con il vantaggio per il consorzio di poter contare su un inquilino che ne scongiuri il degrado e l’abbandono. E che al contempo con la sua presenza assicuri una funzione di «vigilanza» e di «custodia» sull’area circostante, visto che la casa è adiacente ad alcuni stabilimenti consortili. Pertanto «si ritiene opportuno che resti abitata dalla stessa persona che l’ha occupata in questi anni».

Un po’ meno opportuno secondo Sforza Fogliani, di certo «non rispettoso di tutte le persone in difficoltà che sognerebbero di vivere senza pagare affitti. Siamo abituati agli sprechi milionari del Consorzio; non è certo questo il caso – precisa – visto che si tratterebbe al massimo di 5mila euro l’anno. Ma è una questione di principio nei confronti di tutti gli altri cittadini. Se l’ente pubblico intende dare in affitto un suo immobile a queste condizioni, deve fare un bando, non assegnarlo a propria discrezione rinunciando a qualsiasi entrata».  LB

 

Fonte: Il giornale .it

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