Sparare a chi entra in casa nostra per rubare, deve essere un diritto

Sparare a chi entra in casa nostra per rubare, deve essere un diritto -di Andrea Pasini- Commento del Grillo Bastardo

Dico solo una cosa: la difesa è un diritto inalienabile, io non vado in casa d’altri o entro nell’altrui proprietà con pistole, coltelli oggetti per lo scasso. Il resto sono solo cazzate.

Il Grillo Bastardo      

È davvero sorprendente che una legge di iniziativa popolare riesca a raccogliere in appena due mesi quasi 500mila firme. Non conta tanto chi l’ha proposta, ma l’oggetto stesso della legge, che riguarda il diritto sempre legittimo a difendersi dai furti. L’iniziativa , che sposa in buona parte le istanze suggerite dalla Lega, tocca tre punti fondamentali: la liceità della difesa in ogni caso, senza sanzioni per chi vi ricorre; l’inasprimento delle pene per i ladri, da 2 a 6 anni; lo stop ai risarcimenti ai malviventi danneggiati per legittima difesa.

Pensandoci bene, se fossero stati già in vigore questi principi sacrosanti, il povero Graziano Stacchio, il benzinaio che sparò a una banda di rom, uccidendo un rapinatore che stava assaltando la gioielleria vicina al suo distributore, non sarebbe mai stato indagato per quel reato assurdo chiamato “eccesso colposo di legittima difesa” (da quando in qua difendersi e tutelare la propria sicurezza e incolumità è “eccessivo”? È come se lo Stato ti dicesse: difenditi ma non troppo…). Né sarebbe stato indagato per lo stesso reato quel gioielliere di Ercolano che lo scorso autunno uccise due rapinatori che volevano sottrargli i soldi appena prelevati dalla banca. E se ci fossero stati quei principi, i due ladri cui il povero Ermes Mattielli sparò per difendere la sua proprietà, non avrebbero mai goduto di un risarcimento di 135mila euro (sic!) per essere stati colpiti dalla vittima del furto. Né uno dei due ladri, Cris Caris, avrebbe ottenuto una pena blanda dopo il primo furto (avvenuto nel 2006), al punto da potersi permettere di essere recidivo, venendo arrestato in flagrante di nuovo nel 2016 e poi rimesso in libertà in attesa del giudizio.

E invece ora ci troviamo nella situazione in cui ladro continua a godere di più diritti e più tutele rispetto al proprietario derubato; cosicché i ruoli di colpevole e vittima si rovesciano in modo assurdo davanti alla legge e alla giustizia. Occorrerebbe dunque ristabilire i ruoli e le conseguenze relative delle proprie azioni: chi deve essere risarcito (per i danni materiali, ma anche morali, tanto più se ha subìto un’ingiusta accusa, come Stacchio, un ingiusto processo, come Mattielli, o addirittura una vergognosa detenzione, come il povero Antonio Monella, condannato a sei anni di reclusione per aver ucciso il ladro della sua auto e di recente graziato dal capo dello Stato) è l’onesto cittadino che si vede aggredito nella propria abitazione o nel proprio negozio, non il ladro; e chi deve essere punito è chi delinque e irrompe in una casa, armato di cattive intenzioni e non solo di quelle, e non chi invece vede violata la sua proprietà e messa a repentaglio la sua sicurezza e per questo spara. Tutto ciò sarebbe molto più aderente alla logica, oltreché al buon senso e allo spirito di uno Stato di diritto. Non come quelle proposte-aspirina di cui si sta discutendo adesso in Parlamento, avanzate da Pd e Ncd, che provano a modificare il diritto di legittima difesa, ponendo una serie insopportabile di “se” e “ma”: è lecito sparare solo se il proprietario di casa o di un’attività commerciale ha già subìto altri episodi simili(come dire che al primo furto deve stare zitto e buono e farsi derubare con una certa disponibilità, senza opporre resistenza); si può ricorrere alle armi contro il ladro solo per difendere l’incolumità di eventuali minori presenti (quasi a dire che se uno invece spara per difendere la propria vita e quella della propria moglie o quella del proprio genitore deve essere considerato un criminale).

Eccola lì, questa è la competenza e la lungimiranza dei nostri legislatori. Sarò allora incompetente e poco lungimirante, ma io  da imprenditore e da onesto cittadino, proprietario di casa e padre di famiglia continuo a trovare inaccettabile che una persona non possa difendere la sua stessa vita da un gruppo di malviventi; che lo Stato non difenda adeguatamente e anzi punisca chi è costretto a farsi giustizia da solo; che quelle stesse istituzioni non assicurino certezza della pena né adeguata durata della stessa a chi compie un reato (i ladri, intendo), e in tal modo si rendano complici dei malviventi, aiutandoli a prosperare. E non sopporto che in un Paese come il nostro parole come “vita”, “sicurezza” “libertà”, “proprietà” siano completamente private di senso, trasformate da diritti fondamentali e ineliminabili dell’individuo a orpelli superflui, che non spetta allo Stato garantire e anzi possono rovesciarsi perfino in capi di accusa. “Condannato al carcere perché ci teneva molto alla sua vita, voleva difendere la sua casa e i suoi affetti più cari, voleva sentirsi sicuro nella sua città e nel luogo dove lavorava e non sopportava che qualcuno minacciasse armato la sua libertà”. Sembra la trama di un film dell’assurdo, e invece è cronaca quotidiana, da quel Paese delle meraviglie chiamato Italia.

Vi lascio dunque con un appello. Chiunque voglia e possa, chiunque raccolga firme sufficienti o trovi forze parlamentari disponibili, faccia approdare in aula e approvare al più presto una legge sulla legittima difesa priva di condizioni e condizionamenti, pienamente garantista verso il cittadino-vittima e durissima contro chi delinque. Deve essere una legge completa e tosta che sbarazzi il campo da equivoci e interpretazioni, e che sappia non solo reprimere il crimine e difendere le vittime di furti, ma anche fungere da deterrente verso chi ha intenzione ancora di delinquere.

 

Sparare per difendersi è sempre legittimo. Compiere un furto nella proprietà altrui è sempre un reato.

Basterebbe applicare questi due principi per vivere in un Paese migliore.

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