Ecco i gadget che possono renderci piccoli Grandi fratelli (senza essere un big dell’intelligence)

Non serve la licenza di uccidere per diventare spie. Basta un pizzico di tecnologia e una dose di pensiero laterale per trasformare dispositivi del tutto benigni in armi che ci rivelano vita e abitudini di vicini, amici e famigliari. Il primo pensiero va ovviamente ai droni. La diffusione di velivoli a basso costo, spesso assimilabili a giocattoli con fotocamere sempre più potenti stanno diventando autentiche armi di distruzione della privacy. Anche i più piccoli, ovvero quelli sotto i trecento grammi, ormai hanno capacità di ripresa video in Full HD e scattano foto a più di otto megapixel. Prendiamo per esempio PowerUp FPV, un kit che dota un aeroplanino di carta di motori e fotocamera con tanto di live streaming sul telefonino. Sappiamo che è vietato fare volare i droni in città e sopra le persone ma molti sono così piccoli che è raro che qualcuno si accorga della loro presenza e la spiata vola via senza far rumore. Negli Stati Uniti ci sono persino le Drone Munition, munizioni studiate proprio per abbattere velivoli e tenersi alla larga dal “Drone Apocalypse”, come lo definisce il produttore Snake River. Se il drone sembra un mezzo che si presta facilmente alla spiata incontrollata, la videocamera di sorveglianza sembra molto più adatta. Welcome di Netatmo è un cilindro metallico con un obiettivo grandangolare che riprende ciò che accade in casa. La chicca è il riconoscimento facciale che permette di venire avvertiti sullo smartphone se un estraneo entra in casa. Vero che possiamo usarla come mezzo di difesa dai ladri ma d’altro canto basta nasconderla (misura 45x45x155 mm) ed ecco che trasformeremo casa nostra nel panopticon, sapremo tutto di tutti. Orari di entrata e di uscita, eventuali presenze estranee, tutto. Funzione che può diventare ancora più perniciosa con la Qualcomm Snapdragon 618 IP Camera, piattaforma che trasforma le smart camera in conscious camera, ovvero occhi digitali capaci di analizzare ciò che vedono, di distinguere oggetti e visi, di riconoscerli, classificarli e persino seguirli mentre si spostano. Dal punto di vista difensivo è una buona arma ma immaginarla in un contesto offensivo appare ancora più letale. A livello digitale invece il lavoro è più semplice. Se fino a qualche anno fa solo gli hacker potevano spiare i dispositivi altrui, ora ci sono delle app che fanno tutto alla luce del sole. Mspy, PhoneSheriff, iKeyMonitor, TheTruthSpy e FlexySpy, giusto per citarne alcune, consentono di rilevare la posizione geografica dei dispositivi altrui, leggere email, sms e whatsapp, ascoltare telefonate, consultare rubrica e registro chiamate, vedere foto e video, attivare il microfono ambientale o la fotocamera e conoscere le password. Il tutto ovviamente senza che l’altro se ne accorga: basta installarle nel dispositivo con una scusa e la privacy va a farsi benedire. Nel caso sia impossibile maneggiare il dispositivo bersaglio la scelta cade nel mondo degli hacker. Prima era difficile muoversi in questo sottobosco ora invece è semplicissimo: su Hacker’s List possiamo assoldare un informatico che entrerà in un profilo Facebook per 20 dollari, in Gmail per un centinaio o prenderà il controllo del computer altrui per 300. Chiaramente è tutto illegale eppure le tariffe sono lì, alla portata di tutti. Meglio stare attenti.

 

Fonte: IL sole 24 Ore – Alessio Lana

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