I NOMI PIU’ STRANI DI VINI E VITIGNI di Loris Gobbo

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Nomi di fantasia che vengono coniati dalle varie cantine per identificare in modo autentico il proprio prodotto ma anche, tra le denominazioni e i vitigni autoctoni italiani, appellativi strani e fantasiosi.

Di Cecilia Novembri

In Italia vengono prodotti migliaia di vini diversi e ogni anno ne nascono di nuovi. Solo così si spiega la scatenata fantasia di produttori ed esperti di marketing che devono destreggiarsi per trovare nuovi e fantasiosi appellativi.

Sono centinaia le etichette originali segnalate dai 2.752 enonauti che hanno partecipato a svariati sondaggi per identificare il vino dal nome più stravagante e originale.

  Oltre ai nomi di fantasia che vengono coniati dalle varie cantine per identificare in modo autentico il proprio prodotto, non mancano anche, tra le denominazioni e i vitigni autoctoni italiani, appellativi strani e fantasiosi: Cacc’è Mitte, l’Est! Est!! Est!!!, il Sangue di Giuda, il Bramaterra, il Per’e palummo, lo Schioppettino, il Timorasso o lo Sciacchetrà, come dimenticare il Bellone vitigno a bacca bianca coltivato nelle vicinanze di Roma, utilizzato in molte DOC laziali.

La fantasia italiana sembra non avere limiti, e così non manca la sezione dei nomi ispirati agli animali: Insoglio del Cinghiale, Grilli del Testamatta, Tramonto d’Oca, Lupicaia, Occhio di Pernice, Bocca di Lupo, Avvoltore, Poggio Bestiale, il Caprone, il Somarello Rosso, l’Uva Cane, la Coda di Volpe.

Ci sono vini “che tirano fuori dai guai”, come il Pagadebit e lo Straccia Cambiale.

Numerosi poi quelli con nomi presi dal greco e latino: Mater Matuta, Modus, Magno Megonio,Ursa Major, Anarkos, Elos.

Presente anche la tipologia dei “vini poetici”, La pantera e i Lupi nella sera, Luna Selvatica, I nani e le ballerine, La Quadratura del Cerchio, Bocca di Rosa, Morsi di Luce, Mille e una Notte e poi Memoria, Elegia, Lirica e Madrigale, Sereno e Nuvole, Apice di un Dolce amore.

  Se noi italiani siamo sicuramente un popolo fantasioso, a quanto pare anche i cugini francesi non scherzano: basti pensare che, per conquistare i nuovi consumatori, sono stati lanciati in Francia molti vini dai nomi di forte impatto, più facili da ricordare dei vecchi chateaux di difficile memorizzazione.

Alcuni produttori hanno abbandonato la tipica grandeur francese battezzando i propri prodotti con nomi inglesi, come ha fatto un’azienda della Languedoc che ha chiamato il vino “Red bicycle”, presentando sull’etichetta un velocipede rosso, o un’altra che ha chiamato il proprio vino “Fat Bastard” con un ippopotamo disegnato sull’etichetta.

Insomma chi più ne ha più ne metta!    

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