I 10 vini più sottovalutati d’Italia che dovete assolutamente conoscere! -scritto da Giancarlo Cariglio-

Da qualche giorno circola in rete una classifica, fatta dagli inglesi del The Telegraph, sui 20 calciatori più sopravvalutati di sempre.

Ebbene questa classifica mi ha fatto venire un’idea. La prima, la più banale, era quella di stilare la classifica dei vini più sopravvalutati. Ma non sarebbe stata divertente e forse neppure utile ai lettori. Stroncare i potenti porta visite e visibilità, ma lascia il tempo che trova. Piuttosto ho pensato a dei vini che il grande pubblico non conosce così bene, che incontrano scarso successo commerciale (quelli un po’ sfigati), ma che secondo noi varrebbe la pena riscoprire e soprattutto ordinare a casse! Come tutte le classifiche è opinabile, soprattutto ci attendiamo da voi che sia rimpolpata a dovere, con aggiunte motivate che vi vengono in mente. Partiamo in ordine geografico classico dal nord Italia.

1) Carema (PIEMONTE): denominazione posta all’estremo nord ovest del Piemonte. Nebbiolo di montagna, coltivato rigorosamente a pergola su terrazzamenti. Se cercate eleganza, finezza, beva, longevità questo è il posto giusto. Due gli interpreti su cui puntare le vostre carte: Cantina Produttori di Carema (prezzi bassi in modo assurdo!) e Ferrando (un mito negli Usa, snobbato in patria).

2) Freisa (PIEMONTE): vitigno sempre piemontese che sta piano piano scomparendo soppiantato da nebbiolo, barbera e affini. È un peccato, noi ci crediamo molto, abbiamo dedicato anche alcuni pezzi, se volte approfondire leggete qui. Interpreti principali: Vajra (la Kyè è forse la più celebre), Bartolo Mascarello, Cavallotto, La Montagnetta, Santa Caterina.

3) Incrocio Manzoni (TRENTINO): stiamo parlando del Trentino la regione dove questo vitigno si è acclimatato meglio, dove riscontriamo le espressioni migliori. Purtroppo qui la Nosiola e l’Incrocio occupano solo lo 0,67% del territorio vitato. Un’inezia! Ne avevamo scritto qui. I migliori: Fanti, Maso Furli, La Vis (provare per credere L’altro Manzoni).

4) Tai Rosso (VENETO): vi piace il baccalà alla vicentina. Sapete qual è il rosso più buono da abbinarci? Il Tai rosso, sottile, beverino, semplice ma non banale. Una cannonata che vi indurrà a berne a secchiate! Quali etichette cercare in enoteca? Piovene Porto Godi, Pegoraro.

5) Tintilia (MOLISE): balzato recentemente alla cronaca per un presunto investimento suicida nella sua promozione a EXPO da parte della regione. Diciamo che è uno dei vini più sottovalutati dal grande pubblico e più sopravvalutati dall’assessore all’agricoltura! Ma lasciando da parte le battute è un rosso molto intrigante che gioca sulla leggerezza e non esprime corpo muscolare. I produttori più affidabili sono: Cipressi e Cantine Salvatore.

6) Piedirosso (CAMPANIA): rosso operaio, complicato da coltivare a ancor peggio da vinificare. Senza gli adeguati accorgimenti rischia di finire in riduzione, con conseguenti cattivi aromi. Ormai però esistono validissimi interpreti che invece realizzano grandi vini con questo vitigno. Da riscoprire perché è davvero godibile! Chiedete di Contrada Salandra, La Sibilla, Mustilli, Cantine Astroni, Agnanum, Cantine Olivella, Casa Setaro. 7) Cirò (CALABRIA): apprezzato forse nelle pizzerie in Germania o in quelle di Little Italy a NY, in patria è stato dimenticato. Uno dei rossi più grandi del nostro Sud. Una chicca che in pochi hanno saputo raccontare. Peccato, le interpretazioni più felici danno delle emozioni uniche, di purezza e di sapore. I nostri cult: ‘A Vita, Segio Arcuri, Cataldo Calabretta, Cote di Franze, Librandi.

8) Cataratto (SICILIA): forse è il nome. Ha poco appeal. Complicato da pronunciare. Si sta addirittura pensando di cambiarlo… Noi ne siamo autenticamente innamorati, soprattutto di quello coltivato in alta collina. Regala sensazioni preziose, capaci di concorrere con i migliori bianchi italiani e internazionali. Mai sentito nessuno ordinarlo in un wine bar… Ragazzi sveglia! Cominciate a comprarlo a casse, normalmente costa una pietra e trovate annate culto. I migliori: Castellucci Miano, Barraco, Valdibella, Lombardo, Porta del Vento, Bosco Falconeria.

9) Cerasuolo di Vittoria (SICILIA): è un nostro pallino, lo ammettiamo senza pudore. Lo amiamo alla follia. Un rosso modernissimo, gastronomico, succoso, gustoso, ricco di personalità e marca fortemente il terroir. Tanti i grandi interpreti: COS, Arianna Occhipinti, Gulfi, Poggio di Bortolone, Planeta, Manenti.

10) Gli ossidativi: Vernaccia di Oristano, Malvasia di Bosa e Marsala (SARDEGNA/SICILIA). Gli abbiamo uniti perché anche la loro sorte pare tragicamente collegata (leggete qui il nostro appello). Sono i vini che raccolgono sempre i punteggi più alti nelle nostre degustazioni ma vengono stappati ormai dalla gente comune con la stessa frequenza con cui in Italia ci fanno votare il presidente del Consiglio… Stanno scomparendo, ogni anno abbiamo un produttore in meno in guida… tra poco investiremo i nostri pochi euro e ci compreremo un fazzoletto di terra in ognuna di queste gloriose denominazioni. Chi acquistare? Vernaccia di Oristano: Contini, Orro, Serra Fratelli. Malvasia di Bosa: Columbu, Oggianu, Fratelli Porcu. Marsala: De Bartoli, Florio.

 

 

 

 

 

 

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