Il Bombino Bianco

Vitigno a bacca bianca di grande diffusione in gran parte dell’Italia Centro-Meridionale, particolarmente in Puglia, Emilia Romagna, Lazio, Abruzzo e Molise, Marche. Di origini ancor oggi incerte, probabilmente proveniente dalla Spagna, citato già ai primi dell’800 tra i vitigni dell’area romana. La sua coltivazione ha avuto un grande input a partire dagli anni ’60.

 

E’ conosciuto con numerosi sinonimi a seconda della regione di produzione, con alcuni dei quali è oggi maggiormente conosciuto: Straccia Cambiale e Pagadebit (soprattutto in Romagna), Trebbiano d’Abruzzo (anche se questo sarebbe un biotipo differente, di migliore qualità, registrato nel catalogo nazionale delle varietà distintamente dal Bombino Bianco), Trebbiano di Avezzano, Trebbiano Bianco di Chieti, Trebbiano Campolese e Trebbiano di Teramo (in Abruzzo), Bammino, Butta Palmento, Trebbiano d’oro, Castellà, Uva Romana, Uva Castellana e Bonvino (nel Lazio).

 

Da alcuni di questi nomi risulta evidente la sua capacità di rappresentare un sicuro reddito per il coltivatore, essendo un’uva di grande produttività e vigoria, adattissima a forme di allevamento ad alte rese per ettaro, capace, subito dopo la vendemmia, di saldare tutti i debiti contratti durante l’anno.

 

Alcune caratteristiche ampelografiche: foglia tri o pentalobata di media grandezza, grappolo medio-grande, conico o cilindrico-conico, spesso alato, semi-spargolo. L’acino è medio-grande, rotondo, buccia spessa e consistente, di colore giallo verdolino con macchie marroni. Maturazione medio-precoce e buona vigoria. Generalmente si esprime bene su terreni di tipo siliceo-calcareo, leggeri, ricchi di scheletro, ben esposti. Ha una naturale predisposizione all’alta produttività. La si può ridurre con potature corte. Si adatta bene anche alla coltivazione ad altezze elevate. Vitigno resistente ma sensibile alla peronospora.

 

Le caratteristiche organolettiche dei vini prodotti da quest’uva sono particolarmente ardui da delineare a causa dell’ampia varietà di prodotti che se ne possono ricavare. Infatti, se banalmente coltivata, prediligendo rese alte, si possono ottenere vini neutri, deboli, poco interessanti, non adatti all’invecchiamento. Per questo veniva spesso utilizzata come uva da taglio (per fornire acidità) o per l’esportazione all’estero, in Germania in particolare. Quando invece si limitano le rese può dare vita a bianchi di grande profondità, complessità e perfino longevità. Viene utilizzato anche nella produzione di spumanti e passiti.

Si presenta di solito con un colore giallo paglierino e aromi che rimandano alla mela, alla camomilla e, a volte, a note di pietra focaia e grafite.

Possibili abbinamenti: piatti a base di uova, formaggi molli, risotti con verdure, insalata di luccio, risotto con molluschi, minestre in brodo, seppie ripiene.

Loris Gobbo

 

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