Cantine del Notaio

 

 

Avrei tanto da dire, tanto da scrivere e tanto da parlare su quest’ azienda della Basilicata: Le cantine del Notaio. Circa sei/otto anni fa abbiamo avuto modo (il pluralis non è maiestatis, semplicemente questa favola l’ho vissuta con mia moglie) di degustare, o meglio assaggiare, o meglio ancora di bere alcuni di questi vini;

Primo impatto:               il nome della proprietà, Giuratrabocchetti.

Secondo impatto:    il nome dei vini – Rogito, Firma, Preliminare, Sigillo, Stipula,etc, cambiano le annate ma parliamo sempre di Aglianico del Vulture, e signori giù il cappello siamo alla presenza di un grande  vitigno che nasce dalle Uve di Aglianico in purezza.

Quest’anno lo staff di Gustology Magazine ha deciso di prendersi l’impegno di realizzare una guida ai vini completamente diversa dalle altre e infatti si chiamerà “Semplicemente Vino – Guida alla degustazione del vino per comuni mortali”, e avrà come scopo lo spiegare ma soprattutto far capire alle persone normodotate come il sottoscritto che cos’è il vino, come berlo, come amarlo, utilizzando termini semplici e comprensibili, alla portata di tutti senza utilizzare la criptologia enoica in voga preso troppa gente. Pistolotto doveroso per spiegare come mai abbiamo contattato Le cantine del Notaio. Richiedo se vogliono mandarci dei vini per degustarli secondo il nostro metodo, risposta positiva e dopo tre giorni arriva la campionatura. Bottiglie di Aglianico Rosso invecchiato La Firma (riserva), un Bianco, L’autentica 2013 e una bottiglia di Aglianico spumantizzato metodo classico. Cosa posso dire: ribadisco chapeau, vini eccezionali, stupendi, che sprigionano profumi, sviluppano emozioni, ho veramente goduto nel berli. Nelle valutazioni da uno a cinque corone come massimo  abbiamo deciso anzi veramente lo ha deciso Michela, mia moglie, mandando letteralmente a quel paese altre due persone che di vini ne capiscono,  dicendo ne darei almeno otto di corone, e vi garantisco che non è da Lei. Comunque considerando anche il fatto che con tutte le arti marziali che ha praticato riesce a sommare sette dan, tutti zitti e muti.

Tornando a noi, quello che posso ancora dire, che quando mi trovo alla presenza di un vino con costi superiori ai quindici euro, mi arriccio un attimo, chiedendomi se ne vale la pena. Ribadisco, si ne vale la pena perché dopo la sofferenza, con eccellenze simili arriva la massima sublimazione.

Vorrei anche scrivere molto di più sulle Cantine del Notaio, ma internet non ama e anch’io, articoli lunghi, ma dato che questo non vi rende giustizia, ho deciso di mettere un pdf preso dal vs sito, che penso vi rispecchi in maniera completa.

 

Caratteristiche Aglianico del Vulture

  • Aspetto: Rosso più o meno intenso o granato vivace, che acquista riflessi arancioni con l’invecchiamento.
  • Profumo: Odore vinoso, profumo delicato di ribes, moderatamente speziato.
  • Gusto: Sapore asciutto, sapido, elegante, armonioso che tende al vellutato con il passare degli anni.
  • Gradazione alcolica: La sua gradazione alcolica non può essere inferiore agli 11,5 gradi.
  • Età ottimale: Quando l’Aglianico è invecchiato per almeno tre anni in botti di rovere, si aggiunge la qualifica di “vecchio”, mentre si riporta in etichetta la dicitura “riserva” quando è invecchiato per almeno cinque anni.
  • Calice e servizio: Si consiglia di utilizzare un bicchiere ampio, per i vini di grande struttura. Da servire tra i 16°C e i 18°C.
  • Abbinamento con i cibi: È uno dei migliori vini da accompagnamento per gli arrosti. Ideale anche per i primi piatti della cucina mediterranea, per la cacciagione e i formaggi stagionati.

Cenni storici 
La coltivazione della vite vanta in Basilicata una storia antica risalente all’VIII secolo a.C., come hanno dimostrato i vari ritrovamenti archeologici documentanti la produzione di vino. Ad introdurre il vitigno Aglianico – termine deformato nel tempo, della denominazione originaria “Hellenica” – furono i coloni greci all’epoca della fondazione di Cuma. I romani lo chiamarono Ellenico e lo usarono per migliorare la qualità del Falerno, un vino molto amato dai poeti dell’epoca. Nel XV sec. sotto la dominazione degli Aragonesi è stato denominato Aglianico. Si dice che il “rosso vino di miele” offerto da Ulisse a Polifemo in cambio della sua ospitalità, fosse proprio l’Aglianico del Vulture.

 

Loris Gobbo

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